“ Il judo, lo sport per i vedenti adatto ai non vedenti ”
Mirco ha trenta anni. Perde la vista quando ne aveva 7, per una malattia neuro degenerativa. Nella provincia di Latina, dove vive, le possibilità di integrazione e partecipazione non sembrano tantissime. Ma il piccolo campioncino non si lascia scoraggiare e si iscrive immediatamente in palestra per fare Judo. Tra le sue passioni, anche il calcio, sport che pratica tuttora, la musica e la lettura. Papà di Ariele, e fratello adottivo del suo cane guida, Mirco si racconta.
- “ Ciao Mirco. Come va? ”
- “ Bene grazie, ora finalmente si può uscire e fare delle passeggiate al sole ”
- “ Raccontami un po’ del tuo passato da Judoca ”
- “ Io ho iniziato a fare Judo, all’età di sette anni, (a proposito, il sette entra sempre nella mia vita: ho perso la vista a sette anni, ho vinto sette campionati italiani ”
- “ Continua continua … ”
- “ Si, ti dicevo. Ho fatto per molti anni questo sport. Mi sono sempre trovato bene anche perché le regole del Judo paralimpico sono le stesse di quello olimpico ”
- “ Spiegami meglio …”
- “ Si, cambia solo che in quello olimpico gli avversari partono ad un metro di distanza e devono trovare loro le prese. Mentre in quello paralimpico si parte già con le prese ”
- “ Cosa sono le prese? ”
- “ Per presa si intende quando tocchi l’avversario, che poi devi colpire per atterrarlo. Si prende il gomito e il bavero. Quindi si parte gomito a gomito e bavero a bavero. Addirittura ti dico che il Judo è l’unico sport dove si possono incontrare atleti paralimpici e atleti normodotati. Solo che in Italia questo non avviene. Invece la Russia è molto forte ”
- “ Perché in Italia non c’è integrazione? ”
- “ Sai, è difficile convincere un genitore di un bambino non vedente che suo figlio è come tutti gli altri bambini, e che può fare anche sport di contatto. Quindi figurati se accettano che i figli devono menarsi con altri ragazzini vedenti ”
- “ Tu personalmente cosa pensi del Judo? ”
- “ È uno sport fondamentale per il movimento nello spazio, l’orientamento. Ma anche per prendere piena coscienza del tuo corpo e per imparare a dosare la tua forza. E comunque io ho fatto anche tre europei e un mondiale, però non ho vinto niente. Ti ripeto la Russia è troppo più forte e c’è ancora bisogno di sensibilizzare. Sono però fermamente convinto che sia lo sport migliore per formare un bambino …”
- “ Senti: per te quanto è importante il rapporto tra scuola e famiglia? ”
- “ È assolutamente fondamentale. Attraverso questa connessione, il ragazzo cresce acquisendo la consapevolezza in se stesso e nei propri mezzi. Anche la famiglia deve formarsi e informarsi. Solo così il non vedente sviluppa tutte le sue capacità ”
- “ Come hai vissuto la tua cecità? Ti ha aiutato lo sport? ”
- “ È ipocrita dire che ho vissuto la cecità con gioia. Però da subito mi sono detto che dovevo fare quello che potevo con quello che avevo ”
- “ Lo sport? ”
- “ Lo sport, fa bene a chiunque. La mente è sana nel corpo sano e questo al di là della mia cecità. Poi ovviamente lo sport è fondamentale per le relazioni sociali ”